Nella chiesa parrocchiale gremita come per le grandi occasioni, ieri sera, 12 aprile, è stato presentato il volume di don Francesco Di Stefano “Spargi tu di grazie un fonte. La Madonna del Ponte a Caltagirone. Storia, iconografia e culto”. Dopo il saluto del parroco don Davide Paglia, il moderatore dell’incontro, dott. Francesco Paolo Failla, ha introdotto gli interventi mettendo in evidenza gli elementi di novità del saggio di don Di Stefano rispetto ad altre pubblicazioni sulla Madonna del Ponte. Ha preso quindi la parola il vescovo, Sua Ecc.za Mons. Calogero Peri, che in maniera brillante ha toccato i diversi temi trattati nel saggio, suscitando la curiosità di una lettura personale; don Giuseppe Federico ha poi offerto una lettura iconografica dell’immagine della Madonna del Ponte con la proiezione di alcune slide in power point; infine il Coro polifonico “San Giuliano” ha eseguito per la prima volta il nuovo inno composto dal vescovo Calogero Peri e musicato dal direttore emerito della Cappella Sistina mons. Giuseppe Liberto. Presente naturalmente l’editore del volume Silvio Di Pasquale.
Collana di studi su fede, arte e cultura diretta da don Giuseppe Federico ed edita da Silvio Di Pasquale Editore
venerdì 13 aprile 2012
mercoledì 11 aprile 2012
L'Autore di "Spargi tu di grazie un fonte", un giovane sacerdote innamorato della Madonna
L’autore del volume sulla Madonna del Ponte è Don Francesco Di Stefano. Nato a Caltagirone il 5 giugno 1983, ha coltivato la vocazione al sacerdozio nella comunità parrocchiale di Maria SS. del Monte di Caltagirone. E’ stato alunno del Seminario Vescovile di Caltagirone e ha frequentato il corso filosofico-teologico istituzionale presso lo Studio “S. Paolo” di Catania, dove, nel 2007 ha conseguito il baccellierato in Teologia. Dal 2007 al 2009, a Roma ha seguito il corso di licenza in Teologia, con specializzazione in Mariologia, presso la Pontificia Facoltà Teologica Marianum di Roma, conseguendo il 9 febbraio 2011 il grado accademico. Ordinato presbitero da Sua Ecc.za Mons. Vincenzo Manzella il 29 giugno 2009, ha ricevuto e svolge diversi incarichi diocesani: assistente dell’Azione Cattolica dei Ragazzi (ACR), assistente diocesano dell’U.N.I.T.A.L.S.I., vicerettore del Seminario Vescovile di Caltagirone e direttore del Centro Diocesano Vocazioni. Dal 2009 al 2011 è stato anche vicario parrocchiale delle Parrocchie S. Giorgio e Maria SS. del Ponte in Caltagirone. La passione per la mariologia e la pietà popolare gli viene certamente dall’essere cresciuto dentro le mura della chiesa di Santa Maria del Monte che custodisce l’altra icona mariana alla quale gli abitanti di Caltagirone sono particolarmente devoti, quella di Maria Ss. di Conadomini.
lunedì 2 aprile 2012
Sarà presentato il prossimo 12 aprile il volume "Spargi tu di grazie un fonte"
Il prossimo 12 aprile, alle ore 19,30, presso il Santuario Maria SS. del Ponte, sarà presentato dal vescovo Mons. Calogero Peri il volume "Spargi tu di grazie un fonte. La Madonna del Ponte a Caltagirone. Storia, iconografia e culto" di don Francesco Di Stefano. All'incontro, moderato dal direttore della Biblioteca Diocesana Pio XI, dottor Francesco Failla, interverrà anche don Giuseppe Federico, con una lettura in power point dell'icona della Madonna.
venerdì 30 marzo 2012
martedì 27 marzo 2012
LA STORIA DEL SANTUARIO MARIA SS. DEL PONTE DI CALTAGIRONE
Come già annunciato, sarà a giorni nelle librerie il secondo volume della Collana Radix et fructus, opera di don Francesco Di Stefano, dal titolo: “Spargi tu di grazie un fonte. La Madonna del Ponte a Caltagirone Storia, iconografia e culto”.
Il volume esce in coincidenza con la terza peregrinazione dell’Icona della Madonna del Ponte per i comuni della Diocesi di Caltagirone, voluta dall’attuale vescovo Calogero Peri dal 15 aprile al 16 giugno 2012 in preparazione alla sua prima visita pastorale e alla celebrazione del II Centenario della erezione della Diocesi che cadrà il 12 settembre 2016.
Sarà un modo particolarmente solenne e suggestivo per ricordare e far conoscere ulteriormente il prezioso messaggio che, secondo la tradizione, la Vergine portò agli abitanti di Caltagirone il 15 agosto del 1572. La mattina di quel giorno, una fanciulla si recò come al solito ad attingere acqua in una fonte presso un ponte, appena fuori le mura cittadine. Quale fu il suo stupore quando, immergendo la brocca, vide riflessa tra le acque la santa Vergine, coperta di un manto trapunto di stelle e con in braccio il bambino Gesù. Un grido le uscì dal petto e, dopo essere rimasta un po' in contemplazione, corse a portare la notizia agli altri. Ben presto si radunò una folla. Di essa solo alcuni poterono ammirare il prodigio: quelli che erano in grazia di Dio. Gli altri, per poterlo fare, dovettero ricorrere al Sacramento della Penitenza. Infatti, appena confessati, si aprivano i loro occhi e potevano godere della presenza di Maria e di Gesù. Dovette confessarsi anche un pittore chiamato a fissare su tela i tratti della Vergine e del suo Figlio. Quando il quadro fu finito, la visione si dileguò, ma non l'entusiasmo dei calatini che, nonostante le difficoltà tecniche, in un anno costruirono sul posto un tempio a cui cominciarono ad accorrere numerosi pellegrini per chiedere e ottenere grazie. Verso la fine del 1500, la domenica successiva all'Ascensione, un altro prodigio: la folla, richiamata dal suono spontaneo delle campane, accorse nel Santuario e potè vedere tra le acque della fonte una Stella luminosissima. Una confraternita di stovigliai, muratori e artigiani, sorta agli inizi del '600, mantenne vivo il ricordo dei due avvenimenti e il decoro della chiesetta, impegnandosi nella sua ricostruzione quando essa fu distrutta, una volta dal tremendo terremoto del 1693, che seminò morte in tutta la Sicilia orientale e, un'altra volta, da una disastrosa alluvione, nel 1714. Intanto la devozione popolare cresceva sempre più, a tal punto che il 29 giugno 1777, la Vergine del Ponte fu proclamata patrona inter principales della città di Caltagirone.
Fu però tra la fine dell'800 e la prima metà del '900 che il culto della Madonna del Ponte ebbe le maggiori espressioni. Furono scritti diversi libri sulla storia dell'Apparizione e del Santuario. Tra gli ultimi, nel 1958, quello redatto dal mariologo P. Gabriele M. Roschini, con una prefazione di don Luigi Sturzo e l'altro di Mons. Paolino Stella, nel 1987. Proprio il fondatore del Partito Popolare Italiano, ebbe per tutta la vita una vivissima devozione alla Madonna del Ponte. Negli anni di Seminario, scrisse una poesia in cui invocava la misericordia divina sulla città di Caltagirone, dicendo: «Ma tu, pietoso Iddio, tu il braccio armato Sospendi deh! Tu il fulmine trattieni: (...) Pensa, o Signor, che col tuo figlio amato Maria qui apparve... Ella a' tuoi pie ci meni Tutti confusi, ravveduti, in pianto, Per benedirti in del tre volte Santo». Grazie al suo interessamento e a quello della sorella Margherita, nel 1942 il Santuario divenne parrocchia, e si cominciò a parlare di costruire un nuovo tempio, più spazioso e più adatto ad accogliere i fedeli.
Nel 1949, il vescovo Pietro Capizzi scelse l'immagine di Maria SS.ma del Ponte per la Peregrinatio Mariae nella diocesi. Fu un momento particolarmente profondo di riflessione per tutta la Chiesa calatina. Nella sua lettera pastorale di preparazione alla peregrinazione, il presule scriveva: «Non vi pare che lasciandosi vedere solo dalle persone in grazia, ci voglia ricordare che questa è la condizione indispensabile e assoluta per vedere Maria e il suo Divin Figliuolo, non solo in terra, ma anche e soprattutto in cielo?» Da allora, nel ricordare l'Apparizione, si è insistito più che sulla straordinarietà del fatto, sull'invito a conversione che gli è connesso, scoprendone l'attualità non solo per il XVI secolo, quando si era in piena controriforma cattolica, ma anche per l'oggi. Il messaggio della Madonna del Ponte è risuonato sempre più intensamente in questi anni che hanno visto la venerata icona arricchirsi di una preziosa cornice in argento e, dalla metà degli anni '60, il sorgere del nuovo tempio. Nel 1972, Mons. Carmelo Canzonieri, invitando la diocesi a celebrare il IV centenario dell’Apparizione, scriveva che «quest'Apparizione della Madonna, anche se richiama un'esigenza comune ai cristiani del mondo intero, sembra essere un invito rivolto particolarmente a noi: far vivere o far rivivere in noi la grazia di Dio!... Raccogliamo quel materno messaggio, tenendoci lontani dal peccato e vivendo in grazia». Durante l'Anno Santo della Redenzione del 1983 il vescovo, Mons. Vittorio Mondello, scelse il Santuario come luogo ove potere lucrare le indulgenze giubilari, e fu ai piedi della sacra icona che pronunziò la solenne consacrazione a Maria voluta da Giovanni Paolo II. Mentre il 15 agosto del 1987, in ricorrenza dell'Anno Mariano, proclamò Santuario Diocesano il tempio della Madonna del Ponte. Dal 10 aprile al 4 giugno del 1988 si è tenne la seconda Peregrinazione Diocesana della Madonna del Ponte. Proprio l'attualità del messaggio lo convinse ad incoraggiare l'iniziativa dei fedeli e del parroco don A. Savatteri di incoronare dell’icona con una corona aurea ottenuta con la fusione degli ex voto e benedetta dal beato Giovanni Paolo II a Castel Gandolfo il 28 luglio 1988. L’incoronazione avvenne il 15 agosto 1988 al termine dell’Anno Mariano in Piazza Municipio.
Ricordiamo infine che, durante il grande Giubileo dell’Anno 2000, essendo stato scelto dal vescovo Vincenzo Manzella come uno dei luoghi dove lucrare le indulgenze, il santuario ospitò numerosi eventi giubilari e vide affluire parecchi pellegrini da ogni parte della Diocesi.
Giuseppe Federico
martedì 26 aprile 2011
I sensi di “pietas” di una Comunità. Riportiamo la cronaca della presentazione del libro di don Fabio Randello apparsa su La Gazzetta del Calatino del 22 aprile 2011
LICODIA EUBEA - Presentato lavoro del presbitero Fabio Randello
I sensi di "pietas" di una comunità
Carlo Nanfro
Nei giorni scorsi nella cornice quaresimale della chiesa madre, è stato presentato il libro "L'eccesso dell'amore" ad opera di Don Fabio Randello; l’opera racchiude, documenta e conserva la memoria della Settimana Santa a Licodia, notoriamente ritenuta tra le più suggestive di Sicilia.
Alla serata di presentazione presentata dal prof Antonio Barone, oltre all'autore erano presenti il Vescovo della diocesi di Caltagirone Mons. Calogero Peri e Don Corrado Lorefice docente di teologia morale. Dalle parole di Don Fabio Randello, traspare l'amore per la manifestazione e il modo in cui viene vissuta da tutti i licodiani la passione di Cristo e per il messaggio di profonda fede e speranza.
Il libro ripercorre in maniera circostanziata i momenti della Quaresima, dalla festa dell' Addulurata, alla Via Crucis della domenica delle palme, fino a giungere alla Settimana Santa dove a momenti liturgici si alternano le processioni dei caratteristici fercoli "do Signuri a colonna", dell' Addolorata, "do Signuri a Cascia", la Crocifissione e la "Giunta" del Cristo risorto e della Madonna nel giorno di Pasqua. A tutto ciò si aggiunge la particolarità dei lamenti in dialetto che rendono ancora più suggestivo e commovente il periodo pasquale. Nel libro sono raccolti altresì numerosi testi devozionali della tradizione, accompagnato da una ricca galleria fotografica e dalle ricette delle pietanze della tradizione licodiana preparate durante il periodo quaresimale. L'opera di Don Fabio Randello, può essere considerata il documento di testimonianza cartacea delle tradizioni e dei riti di una festa che da anni si perpetra e si rinnova nel piccolo comune licodiano. (La Gazzetta del Calatino, 22 aprile 2011, p.16).
Il volume è stato presentato anche a Palagonia, nella chiesa San Sebastiano, domenica 17 aprile, dopo la messa serale, e a Militello V.C., nella sala conferenze del Museo Civico Sebastiano Guzzone ( Palazzo Laganà - Campisi), il 18 aprile, alle ore 18,30, nel contesto delle “Celebrazioni in occasione della XIII Settimana della Cultura”.
L'articolo de La Gazzetta del Calatino, 22 aprile 2011, p.16
martedì 19 aprile 2011
ALCUNE DELLE CRONACHE E DELLE INFORMAZIONI SULLA PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI DON FABIO RANDELLO APPARSE SU INTERNET
Autore: Redazione - 18 aprile 2011.
Giovedì 14 Aprile nella Basilica Matrice di Licodia Eubea è stato presentato il volume “L’eccesso dell’amore” scritto da Don Fabio Randello che al fine di evidenziare le manifestazioni della pietà popolare ha raccolto fonti inedite per ricostruire una fedele e autentica descrizione – fatta di immagini e parole – del le storiche tradizioni religiose legate alla Quaresima e alla Settimana Santa a Licodia Eubea. Ha moderato la prima presentazione del libro il professore Antonio Barone, sono intervenuti Sua Eccellenza il vescovo Monsignor Calogero Peri e Don Corrado Lorefice, docente dello Studio Teologico di Catania. La ricerca di Don Randello battezza la collana Radix et fructus che ha ricevuto il patrocinio del Progetto Cultura della Diocesi di Caltagirone. Inoltre, la pubblicazione è stata effigiata del logo del Progetto Culturale della Conferenza Episcopale.
“Sono sette i dolori di Maria, quelli delle spade della Sittina – spiega l’autore Fabio Randello – per ogni spada c’è un canto, il sesto celebra il forte dolore di Maria provato per l’eccesso dell’amore, da qui il titolo di questo libro che raccoglie riflessioni sulla preparazione al triduo pasquale, i canti e i pentagrammi delle musiche che accompagnano i momenti di culto, la documentazione fotografiche e persino le ricette dei cibi tradizionali. Ho raccontato la pietà popolare del comune vivere e sentire che arricchisce il cuore degli uomini. Come dice anche Benedetto XVI, credo che sia importante recuperare e tramandare lo spirito di questi momenti di culto per ritrovare la fede che vi è alla base”.
La pietà popolare si concretizza in diverse manifestazioni cultuali che nella fede cristiana si esprimono prevalentemente non con i moduli della liturgia ufficiale della Chiesa cattolica, ma nelle forme peculiari, verbali e non verbali, tramandate dal popolo: le opere d’arte, i canti, le vesti dei fedeli, le litanie, le rappresentazioni dei martiri e tante altre pratiche religiose – come si evince dalla ricerca – possono far rinascere la fede e diventare componenti vive della pietà popolare.
Durante la presentazione molti hanno assistito alla visone di alcune delle scene caratterizzanti del Triduo di Licodia Eubea che ancora oggi si ripetono e che risalgono al 1600 circa. Poco o quasi nulla è cambiato dopo oltre quattro secoli, i canti, il percorso e i simulacri in carta pesta e legno sono quelli originali. Solo la partecipazione diretta potrà consentire di vivere quanto di prezioso il libro custodisce, le future pubblicazioni seguiranno il filo della fede percorrendo luoghi e tradizioni per valorizzare momenti che la Chiesa e i suoi testimoni intendono tramandare ancora ai giovani fedeli del domani. Il vescovo della Diocesi di Caltagirone Calogero Peri ringrazia l’autore Fabio Randello per aver reso questo prezioso servizio e auspica per la diocesi una nuova stagione di attenzione per le celebrazioni del Triduo Pasquale.
La pietà popolare si concretizza in diverse manifestazioni culturali che nella fede cristiana si esprimono prevalentemente non con i moduli della liturgia ufficiale della Chiesa cattolica, ma nelle forme peculiari, verbali e non verbali, tramandate dal popolo: le opere d’arte, i canti, le vesti dei
fedeli, le litanie, le rappresentazioni dei martiri e tante altre pratiche religiose – come si evince dal libro inedito “L’eccesso dell’amore” scritto da Fabio Randello – possono far rinascere la fede e diventare componenti vive della pietà popolare.
fedeli, le litanie, le rappresentazioni dei martiri e tante altre pratiche religiose – come si evince dal libro inedito “L’eccesso dell’amore” scritto da Fabio Randello – possono far rinascere la fede e diventare componenti vive della pietà popolare.
PER ALTRE INFORMAZIONI E CRONACHE SULLA PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI DON FABIO RANDELLO APPARSE SU INTERNET SI POSSONO VEDERE:
http://cattolicisiciliani.blogspot.com/
venerdì 15 aprile 2011
Il 14 aprile è stato presentato a Licodia Eubea il libro di don Fabio Randello. L'articolo apparso su "Avvenire"
Caltagirone, raccontate in un testo
le tradizioni religiose a Licodia Eubea
DA CALTAGIRONE
MARIA GABRIELLA LEONARDI
Si intitola «L’eccesso dell' amore» il libro scritto da don Fabio Randello e che raccoglie le manifestazioni della pietà popolare e le tradizioni religiose legate alla Quaresima e alla Settimana Santa a Licodia Eubea, nella diocesi di Caltagirone. Il volume è stato presentato nella Basilica matrice di Licodia durante un incontro a cui sono intervenuti il vescovo di Caltagirone Calogero Peri, don Corrado Lorefice, docente allo Studio Teologico di Catania e il professor Antonio Barone. «Sono sette i dolori di Maria - spiega don Randello - quelli delle spade della Sittina; per ogni spada c'è un canto, il sesto celebra il forte dolore di Maria provato per l’eccesso dell' amore, da qui il titolo di questo libro che raccoglie riflessioni sulla preparazione al triduo pasquale, i canti e i pentagrammi delle musiche che accompagnano i momenti di culto, la documentazione fotografiche e persino le ricette dei cibi tradizionali. Ho raccontato la pietà popolare del comune vivere e sentire che arricchisce il cuore degli uomini. Come dice anche Benedetto XVI, credo che sia importante recuperare e tramandare lo spirito di questi momenti di culto per ritrovare la fede che vi è alla base». Il volume inaugura la collana di saggi su fede, arte e tradizione nella Chiesa calatina intitolata «Radix et fructus», ha ricevuto il patrocinio del progetto culturale della diocesi di Caltagirone ed è stata effigiato del logo del Progetto culturale della Conferenza episcopale.
“Avvenire” 15 aprile 2011, p. 26
Il ritaglio del quotidiano cattolico "Avvenire"
martedì 12 aprile 2011
SULLA COPERTINA DEL LIBRIO DI DON FABIO RANDELLO “L’ECCESSO DELL’AMORE” IL CROCIFISSO LIGNEO DI LICODIA EUBEA
Sulla copertina del libro di don Fabio Randello “L’eccesso dell’amore” è riportato lo splendido Crocifisso ligneo oggetto di grande devozione dei fedeli di Licodia Eubea, conservato nella chiesa dell'Ospedale.
Come si vede anche solo dalle foto, ci troviamo di fronte a una vera gemma preziosa, capace di suscitare stupore per la sua bellezza e guidare alla contemplazione del mistero a cui rimanda, l’eccesso dell’amore di Cristo per gli uomini.
Si narra che l'artista “... dopo avere modellato il corpo non riusciva a portare a termine il capo. Dopo reiterati tentativi, un giorno, con comprensibile stupore si trovò davanti il Cristo con la testa meravigliosamente scolpita” (cfr. Carmelo Verdi, Licodia Sacra, p.43).
Un’antica leggenda vuole, inoltre, che durante i periodi di pestilenza o in presenza di calamità naturali venissero tolti i chiodi, che inchiodano alla croce il Cristo ligneo, fatto assai strano anche perché la tradizione popolare riferisce che si vieti a chiunque di toccare il crocifisso stesso, pena una grave disgrazia.
L'opera, di ottima fattura, per l'accurata ricerca e resa dell’anatomia umana e per l'espressività del volto è ascrivibile ai primi del XVIII secolo, ma la mancanza di documenti non permette di attribuirla a qualche scultore dell’epoca. E’stata eseguita in legno massello, assemblando più blocchi, successivamente intagliata, infine ingessata e decorata per mezzo di tempere e lamine di metallo. Capelli, barba e soprattutto il pregiato perizoma sono stati realizzati, utilizzando una sottile lamina d'oro, applicata con la tecnica del “guazzo”, mentre il decoro del perizoma è ottenuto a “graffito” sul fondo avorio.
Su iniziativa dell’Archeoclub di Licodia Eubea si è recentemente proceduto a un intervento di conservazione e restauro dell’opera. Il lavoro è stato compiuto con grande perizia dal restauratore Costanzo Cucuzza.
Nella sua relazione il Cucuzza scrive che “il manufatto presentava un degrado estetico e strutturale causato da una cattiva manutenzione, inoltre l'intera superficie pittorica era ricoperta da strati di vernici alterate, intervallate da particelle di deposito (polvere, fumo ... ), da strati di materiali proteici (colla, uovo ... ), da resine e cere. Sono state notate, oltre al resto, varie piccole lacune causate dal distacco del film pittorico e da parti dello strato gessoso, abrasioni dovute agli spostamenti a cui è stato soggetto il manufatto nel corso dei secoli, micro fessurazioni apportate dall'umidità e grosse fenditure sul petto e sulla schiena. Evidenti i precedenti interventi di restauro e di ridipintura totale dell' opera e vari ritocchi visibili ai raggi ultravioletti localizzati, principalmente sul viso e nell' attacco delle braccia al busto”. L'intervento di restauro conservativo, finalizzato alla valorizzazione storica ed artistica dell' opera, permettendone la piena leggibilità e fruizione, è stato eseguito nel rispetto delle tecniche costruttive e dei materiali in uso all' epoca dell' opera. La prima operazione è stata quella di disinfestazione. La fase successiva ha visto il consolidamento della struttura fibrosa del legno. Si è passati, quindi, alla pulitura della superficie pittorica.
Il risultato è straordinario, per la curata anatomia del corpo, per l'espressività del viso, e per la resa pittorica data da un incarnato cadaverico in contrasto con il sangue e i segni della flagellazione.
Attorno al Crocifisso si trovava il reliquiario, databile intorno alla seconda metà del XVIII secolo. Smontato il crocifisso e il reliquiario per il restauro è tornato visibile un pannello pittorico di cui si era perduta la memoria (per la verità era possibile intravederne qualche dettaglio e immaginarne il contenuto avvicinandosi all’altare).
In modo semplice (oggi diremmo naif) vi sono illustrati alcuni degli eventi della morte di Cristo narrati nel capitolo 27 vangelo di Matteo nei versetti 45.51.52, la cui versione latina è riportata lungo tutta la tavola: “Si fece buio su tutta la terra….Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono”. Con pennellate decise e colori caldi sono rappresentati i sepolcri che si aprono, i morti che risorgono, Gerusalemme e in particolare il tempio, con lo sfondo di colline che richiamano quelle attorno a Licodia Eubea; sulle braccia del Crocifisso, secondo una iconografia classsica, il sole e la luna, quasi a indicare Cristo come centro del tempo.
Anche per la tavola, mancando la firma e documenti scritti, non è possibile dirne l’autore. Dall'analisi iconografica e pittorica si può supporre che essa sia stata realizzata intorno alla prima metà del XVII secolo.
Si è fatta scelta di collocare il reliquiario di fronte la cappella del Crocifisso, allo scopo di rendere fruibili tutte e tre le opere: il Crocifisso, la tavola e il reliquiario.
Il testo qui riportato è una nostra rielaborazione ed integrazione dell’articolo non firmato: “Tra devozione e storia: il Crocifisso ligneo di Licodia Eubea”, in Archeoclub d’Italia – Notizie, 7/2009, pp 20-21.
E DOPO IL RESTAURO
domenica 10 aprile 2011
La pietà popolare a Licodia Eubea nella Settimana Santa è al centro del libro di don Fabio Randello "L'eccesso dell'amore"
La pietà popolare a Licodia Eubea durante la Settimana Santa è al centro del libro di don Fabio Randello "L'eccesso dell'amore" giunto in questi giorni in libreria.
Tre espressioni del Magistero recente possono aiutare a comprendere il significato che la pietà popolare ha nella vita cristiana:
*I vescovi riuniti ad Aparecida per la V Conferenza generale dell’episcopato Latinoamericano e dei Caraibi nel maggio del 2007, presentano la pietà popolare come uno spazio d’incontro con Gesù Cristo e un modo di esprimere la fede della Chiesa. Non può pertanto essere considerata come un aspetto secondario della vita cristiana, poiché ciò «sarebbe dimenticare il primato dell’azione dello Spirito e l’iniziativa gratuita dell’amore di Dio» (Documento conclusivo, n. 263).
*«La pietà popolare tende all’irrazionalità, talvolta forse anche all’esteriorità. Eppure, escluderla è del tutto sbagliato. Attraverso di essa, la fede è entrata nel cuore degli uomini, è diventata parte dei loro sentimenti, delle loro abitudini, del loro comune sentire e vivere. Perciò la pietà popolare è un grande patrimonio della Chiesa. La fede si è fatta carne e sangue. Certamente la pietà popolare dev’essere sempre purificata, riferita al centro, ma merita il nostro amore, ed essa rende noi stessi in modo pienamente reale “Popolo di Dio”» (Benedetto XVI, Lettera ai seminaristi, 18 ottobre 2010, n. 4).
*Nella Nota Educare alla vita buona del Vangelo (4 ottobre 2010), i vescovi italiani scrivono:«La pietà popolare costituisce anche ai giorni nostri una dimensione rilevante della vita ecclesiale e può diventare veicolo educativo di valori della tradizione cristiana, riscoperti nel loro significato più autentico. Purificata da eventuali eccessi e da elementi estranei e rinnovata nei contenuti e nelle forme, permette di raggiungere con l’annuncio tante persone che altrimenti resterebbero ai margini della vita ecclesiale. In essa devono risaltare la parola di Dio, la predicazione e la catechesi, la preghiera e i sacramenti dell’Eucaristia e della riconciliazione e, non ultimo, l’impegno per la carità verso i poveri» (n.44).
mercoledì 6 aprile 2011
DOVE COMPRARE IL LIBRO DI DON FABIO RANDELLO "L'ECCESSO DELL'AMORE"
Molti chiedono dov'è possibile acquistare il libro di don Fabio Randello "L'eccesso dell'amore".
Oltre che nei normali circuiti, è possibile trovarlo nei seguenti punti vendita:
Oltre che nei normali circuiti, è possibile trovarlo nei seguenti punti vendita:
CALTAGIRONE
Libreria Piccole Marie, Via Circonvallazione 328
Libreria Edicola di Caristia Giovanni e Laureanti Giuseppe, Corso Principe Amedeo di Savoia
MILITELLO V.C.
Rivendita Tabacchi n.11 di Grazia Nicoletta Beverie, Via Donna Giovanna d’Austria 11
LICODIA EUBEA
Edicola Fratelli Scrofani, Corso Umberto
PALAGONIA
Bottega dell’Arte di Maria Astuti, Via Comm. Panebianco
CATANIA
Libreria San Paolo, Via Vittorio Emanuele 182
La copertina del volume
martedì 5 aprile 2011
"L'eccesso dell'amore" di don Fabio Randello parla della Quaresima e della Pasqua a Licodia Eubea: notizie e video per conoscere la Città
Licodia Eubea, piccolo centro della Sicilia Sud Orientale, a 630 metri di altezza sul mare, a 50 Km da Catania, situato al margine del settore occidentale dell’altipiano Ibleo, vicino al fiume Dirillo, dagli anni sessanta trasformato in una diga artificiale. La storia non ha lasciato molte tracce riguardanti il periodo della fondazione e sulla scelta del nome; si ipotizza che a fondarlo siano stati i Calcidesi di Lentini nel 650 a .C. Dal punto di vista geologico il suo territorio è importante per la presenza delle più antiche formazioni rocciose di tutta l’area Iblea. Il sottosuolo ha donato migliaia di reperti, che vanno dal periodo preistorico a quello bizantino. Di grande interesse sono le tombe del periodo Siculo. Reperti ceramici datati tra il 520 e il 450 a .C. di manifattura Greco-ellenica testimoniano la presenza greca. Altri scavi hanno portato alla luce l’esistenza di altre civiltà tra le quali l’araba, testimoniata dalla fortificazione situata sul colle dominante il paese che durante il periodo svevo, divenne una grande fortezza di difesa con cinque torrioni cilindrici. Il castello nel 1269 fu censito come castrum Licodiæ. In esso, alla fine della guerra del Vespro, 1302 si insediava Giovanni Filangeri; e dal 1393, il Camerlengo di Re Martino il giovane, Ughetto Santapau, dell’antico e illustre casato della Catalogna. Tre membri di questa famiglia per ben cinque volte rivestirono la prestigiosa carica di Presidente del regno di Sicilia, molte delle questioni del Regno furono affrontate in questo castello, tanto da far denominare Licodia “Palermu ’u picciulu”. Dal 1588 anno in cui Camilla Santapau sposò Muzio Ruffo la proprietà passò ai Ruffo, principi di Sicilia, che la mantennero sino al 1812. Oggi, del prestigioso castello gravemente danneggiato dal terremoto del 1693, rimangono soltanto due mezzi torrioni. Il Paese, con le sue trentanove chiese e dodici conventi, già provati dal terremoto del 1542, col successivo terremoto del 1693, li vide crollare in gran parte. Oggi, Licodia ha otto chiese, il convento dei Cappuccini, e due ex-monasteri: quello dei padri Domenicani, attuale sede del municipio, e la Badia delle monache Benedettine. Luogo d’incontro abituale sono le piazze del paese e ’a strata lonca (Corso Umberto). Dopo essere appartenuta all’arcidiocesi di Siracusa dal 1816 fa parte della diocesi di Caltagirone. La vita religiosa è segnata da diverse feste con relative processioni. Il culmine è nella Settimana Santa e nella festa dell’Addolorata (ultimo venerdì di Quaresima). La pietà mariana ha i momenti più espressivi nella festa dell’Immacolata, del Carmine e dell’Assunta. Per i santi la festa principale è quella della patrona S. Margherita V. M. (20 luglio), S. Giuseppe (19 marzo) e S. Lucia (13 dicembre). La principale attività produttiva del paese è l’agricoltura e in particolare la coltivazione dell’uva da tavola.
Per vedere il video clicca su:
Licodia Eubea
IL LIBRO DI DON FABIO RANDELLO “L’ECCESSO DELL’AMORE” ESCE CON IL PATROCINIO DEL PROGETTO CULTURALE DELLA DIOCESI DI CALTAGIRONE
La collana Radix et fructus esce con il patrocinio del Progetto Cultura della Diocesi di Caltagirone. Cosà è il Progetto Culturale della Diocesi di Caltagirone? Anzitutto i due termini: “progetto” e “cultura”. Progetto: tutti ne facciamo, giusti o sbagliati. Cultura: non erudizione, ma quella che riguarda tutti, perché tutti abbiamo i nostri modi di vedere, di pensare e di comportarci.
Come spiega il sito ufficiale del Progetto Culturale della Conferenza Episcopale Italiana (www.progettoculturale.it), alla base ci sono le domande: «Perché vivo in un certo modo e non in un altro? Che cosa c'è dietro le mie scelte? E le scelte nostre, della collettività, del mio quartiere, della mia città?». Progettare la mia vita e le mie scelte perché siano secondo l'insegnamento di Cristo e della Chiesa significa entrare nel progetto culturale orientato in senso cristiano.
L’obiettivo è cercare di “costruire, con le categorie di oggi, una visione del mondo cristiana, consapevole delle proprie radici e della propria pertinenza sulle questioni vitali e fiduciosa circa le proprie potenzialità nel dialogo con la cultura contemporanea. Si tratta, in una parola, di essere capaci di dire in modo originale e plausibile la nostra fede: su questo terreno decisivo il progetto culturale si inserisce nel dinamismo della “nuova evangelizzazione”.Come spiega il sito ufficiale del Progetto Culturale della Conferenza Episcopale Italiana (www.progettoculturale.it), alla base ci sono le domande: «Perché vivo in un certo modo e non in un altro? Che cosa c'è dietro le mie scelte? E le scelte nostre, della collettività, del mio quartiere, della mia città?». Progettare la mia vita e le mie scelte perché siano secondo l'insegnamento di Cristo e della Chiesa significa entrare nel progetto culturale orientato in senso cristiano.
Il Logo del Progetto Culturale è una piazza aperta, dalla forma ellittica, su cui si affacciano il campanile e il palazzo pubblico, le case e i portici. “Dall'agorà dei Greci alla piazza del Comune, la piazza ha sempre rappresentato il cuore della città. Nel villaggio globale, la piazza del progetto culturale è un luogo dove incontrarsi, confrontarsi e riconoscersi attorno alle idee e ai problemi. È anche il luogo dove pensare più a fondo e alla luce della fede le questioni fondamentali della cultura. È, infine, il luogo dove comunicare tutto questo agli altri, nella convinzione che la comunità nasce anche dalla comunicazione. Il logo del progetto culturale è ormai diventato un simbolo ben conosciuto nella comunità ecclesiale e talvolta anche all'esterno di essa. Affiancando le iniziative che animano il 'cantiere' può rivelarsi di utile impatto comunicativo, permettendo di identificare facilmente il soggetto e lo spirito che stanno dietro agli eventi cui si lega. Per questo, oltre alle attività del Servizio nazionale, si presta ad accompagnare anche le iniziative promosse in ambito locale che si inseriscono nell'alveo contenutistico del progetto culturale”.
La nostra Collana, si inserisce a pieno titolo nel conseguimento di questo obiettivo, in quanto si propone di aiutare quanti vivono nella Sicilia orientale e in particolare nella Diocesi di Caltagirone a prendere coscienza delle proprie radici cristiane per tornare a fare cultura, una cultura capace di “in-formare” il mondo di oggi.
In questo senso il volume di don Fabio Randello che apre la Collana fa un servizio prezioso, permettendo di conoscere e valorizzare parte del ricco patrimonio religioso che ha ispirato e ispira la vita della Comunità cristiana di Licodia Eubea.
Il logo del Progetto Culurale della Chiesa Italiana
giovedì 31 marzo 2011
Il 14 aprile 2011 a Licodia Eubea la presentazione del libro di don Fabio Randello "L'eccesso dell'amore"
Il 14 aprile p.v., alle ore 20,00, subito dopo la celebrazione liturgica nella Settìna dell'Addolorata, alla presenza del vescovo di Caltagirone Sua Eccellenza Mons. Calogero Peri, nella Basilica Matrice sarà presentato il volume di don Fabio Randello "L'eccesso dell'amore. La Quaresima e la Settimana Santa a Licodia Eubea".
Si inizierà con la proiezione di un video realizzato dal fotografo e cineoperatore Daniele Caruso. Quindi il docente incaricato di Teologia morale presso lo Studio Teologico San Paolo di Catania don Corrado Lorefice presenterà il libro. Seguirà l'esecuzione di alcuni dei canti tradizionali (Popule Meu, I Parti da Cruci, Trepini, Rusariu del Crocifisso) da parte dei Cantori del SS. Crocifisso intercalati dalla recita di testi devozionali non più in uso. Concluderà Sua Eccellenza Monsignor Vescovo.
L'evento sarà moderato dal professor Antonio Barone.
lunedì 28 marzo 2011
"L'eccesso dell'amore": un video con canti e immagini per prepararsi alla lettura del volume di don Fabio Randello
sabato 26 marzo 2011
Padre Fabio Randello, autore del volume "L’eccesso dell’amore"
Gaetano Fabio Randello, da tutti conosciuto semplicemente come padre Fabio, è nato il 21 novembre 1981. Dopo aver ottenuto il Diploma di Maturità Classica, nel 2002 è stato accolto nel Seminario Diocesano di Caltagirone. Ha frequentato i corsi di Filosofia e Teologia presso lo Studio Teologico San Paolo di Catania affiliato alla Pontificia Facoltà san Giovanni Evangelista di Palermo dove ha conseguito nel 2007 il Baccalaureato in Teologia. Dopo un tempo di studio a Roma presso la Pontificia Università Gregoriana, è stato ordinato diacono il 1 luglio del 2008 e sacerdote il 29 giugno 2009. Ha svolto le prime esperienze pastorali da diacono e giovane sacerdote a Militello Val di Catania. Attualmente è vicario delle Comunità parrocchiali Matrice, Immacolata e Madonna di Trapani di Palagonia.
Sin dall’infanzia ha imparato a conoscere, ad amare e a vivere le diverse manifestazioni della pietà popolare della sua Città di origine Licodia Eubea (CT). Ha così maturato la convinzione che questa modalità di vivere il messaggio cristiano, pur nella sua diversità nelle varie culture, è di fondamentale importanza. Infatti, come ha scritto di recente papa Benedetto XVI, “attraverso di essa, la fede è entrata nel cuore degli uomini, è diventata parte dei loro sentimenti, delle loro abitudini, del loro comune sentire e vivere. Perciò la pietà popolare è un grande patrimonio della Chiesa. La fede si è fatta carne e sangue. Certamente la pietà popolare dev’essere sempre purificata, riferita al centro, ma merita il nostro amore, ed essa rende noi stessi in modo pienamente reale Popolo di Dio” (Lettera ai seminaristi, 18.10.2010).
Nel volume L’eccesso dell’amore. La Quaresima e la Settimana Santa a Licodia Eubea presenta le manifestazioni e i tanti testi devozionali cantati o recitati della tradizione quaresimale e pasquale licodiense. Molti di questi testi sono inediti e sconosciuti ai più perché caduti in disuso. A padre Fabio va il merito di averli ricercati negli archivi parrocchiali e privati di Licodia e, per la prima volta, pubblicati. Dei canti attualmente eseguiti offre in appendice gli spartiti musicali, permettendo così di fissare le melodie finora tramandate solo oralmente.
giovedì 24 marzo 2011
Primo volume della Collana "Radix et Fructus": "L'eccesso dell'amore. La Quaresima e la Settimana Santa a Licodia Eubea" di don Gaetano Fabio Randello
Il primo volume della Collana Radix et Fructus è di don Gaetano Fabio Randello ed ha per titolo L'eccesso dell'amore. La Quaresima e la Settimana Santa a Licodia Eubea.
L’eccesso dell’amore è quello che si è rivelato nella passione, morte e risurrezione di Cristo e che il mondo cristiano ricorda ogni anno, in modo del tutto particolare, nella Settimana Santa; oltre che con le celebrazioni liturgiche, ogni comunità esprime l’accoglienza e la risposta a tale amore nella pietà popolare, un insieme di manifestazioni verbali e non verbali profondamente segnate dal suo genio e dalla sua cultura.
Lo studio di don Fabio Randello presenta i riti e le parole con le quali si preparano e si vivono le solennità pasquali nella sua città di origine, Licodia Eubea (CT).
La preparazione ha il suo momento più significativo nella Sittìna e nella festa dell’Addulurata, mentre la Settimana Santa, oltre che dalle celebrazioni liturgiche, è segnata dalle processioni do Signuri ’a culonna, di Ciurciddu e dell’Addolorata, do Signuri ’a cascia e dalla sacre rappresentazione della Crocifissione e, nel giorno di Pasqua, della Giunta. Tutti questi momenti sono accompagnati da canti e preghiere, per lo più in dialetto, con i quali si esprime la fede dei licodiani: particolarmente sentiti sono I Setti Spati cantati in onore dell’Addolorata e i Lamenti eseguiti durante le processioni della Settimana Santa.
I numerosi testi devozionali della tradizione (molti dei quali sconosciuti perché non più in uso) vengono per la prima volta qui raccolti e pubblicati in maniera organica. Dei canti attualmente eseguiti si offrono in appendice gli spartiti musicali.
Il volume è arricchito da un’ampia documentazione fotografica e dalle ricette delle pietanze che in Quaresima e nei giorni pasquali si portano a tevola.
Il volume pubblicato da Silvio Di Pasquale Editore sarà in libreria dal 14 aprile prossimo al prezzo di Euro 18,00.
martedì 22 marzo 2011
Il logo della collana Radix et fructus
Ecco il logo preparato da Silvio Di Pasquale per la Collana Radix et Fructus per rendere identificabili i volumi che saranno pubblicati prossimamente.
sabato 19 marzo 2011
Radix et fructus
Il prossimo 14 aprile sarà presentato a Licodia Eubea il volume di don Gaetano Fabio Randello "L'Eccesso dell'amore. La Quaresima e la Settimana Santa a Licodia Eubea". Con questo saggio diamo inizio a una serie di pubblicazioni che hanno la preoccupazione di mostrare le radici e i frutti della fede nel nostro territorio, una fede operosa che, a partire dal rapporto con Dio, è stata ed è capace di farsi cultura.
Applicando alla Sicilia quanto ebbe a dire il 31 ottobre del 1991 Giovanni Paolo II agli studiosi europei partecipanti al Simposio presinodale su “Cristianesimo e cultura in Europa”, si può affermare che la cultura siciliana non può essere compresa fuori dal riferimento al Cristianesimo. Pur avendo radici più antiche dell’impiantarsi dell’evento cristiano, “il Vangelo ne costituisce un fondamento, il Vangelo che è stato instancabilmente proclamato e intensamente vissuto per venti secoli da intrepidi apostoli e innumerevoli fedeli.”
Il dinamismo della fede cristiana ha suscitato una creatività straordinaria: ne sono testimoni i numerosi luoghi di culto, le opere d’arte colte e popolari, la letteratura, i documenti conservati negli archivi delle chiese, delle diocesi e di privati, le diverse tradizioni e manifestazioni religiose che segnano la vita delle nostre Città, ….
Sono i frutti della fede cristiana vissuta in Sicilia. Frutti sotto gli occhi di tutti, vitali per alcuni, tradizioni irrinunciabili per tanti, ma spesso muti per la maggioranza o indifferenti per le nuove generazioni. A causa del fluire del tempo, di un’educazione cristiana debole o insufficiente, dell’irrompere di una cultura scristianizzata e relativista, sono stati dimenticati o non comunicano più a sufficienza, col risultato di non riuscire più a informare il nostro presente e a stimolare la progettazione del nostro futuro.
Ci piace pensare che essi si siano trasformati in radici, talvolta sotterranee, altre volte ben visibili in superfice, apparentemente moribonde o addirittura senza vita, in realtà pronte a ridiventare una vegetazione rigogliosa, capace di produrre frutti abbondanti, atti a soddisfare i bisogni dell’oggi e a dare forza per camminare verso un futuro altrettanto creativo.
I volumi in cantiere, frutto della ricerca di giovani studiosi, diversi dei quali formatesi nelle aule dello Studio Teologico di Catania aggregato alla Pontificia Facoltà Teologica San Giovanni Evangelista di Palermo, si propongono di documentare, interpretare e valorizzare quanto la fede cristiana ha prodotto a livello culturale soprattutto nella Sicilia orientale e, in particolare, nella Diocesi di Caltagirone che si prepara a celebrare il II centenario della sua erezione, avvenuta il 12 settembre 1816 con la Bolla di Pio VII “Romanus Pontifex”.
Un’attenzione privilegiata sarà data alla pietà popolare, intendendo con questa locuzione le diverse manifestazioni cultuali di carattere privato o comunitario che, nell’ambito della fede cristiana, si esprimono prevalentemente non con i moduli della liturgia ufficiale della Chiesa cattolica, ma nelle forme peculiari, verbali e non verbali, derivanti dal genio di un popolo e della sua cultura. Si presterà attenzione anche alle opere d’arte che arricchiscono le nostre chiese mediante una loro rilettura in chiave iconografica e per quanto possibile iconologica; si cercherà di valorizzare il contenuto di biblioteche e archivi ecclesiastici, veri scrigni cui attingere per rivitalizzare la memoria del passato; si ripercorrerà l’opera di uomini, donne e comunità che con la loro storia hanno segnato la vita ecclesiale e civile del nostro territorio.
La collana non nasce da una nostalgia di un passato, quanto piuttosto dalla preoccupazione di offrire strumenti per riscoprire e valorizzare la nostra tradizione cristiana, per rafforzare la nostra identità e camminare più speditamente verso il futuro (Giuseppe Federico).
Iscriviti a:
Post (Atom)



.jpg)














